30 de març del 2009

NOTES BERLINESES (XIV)



"L'architettura come politica è un mito ormai talmente consumato da non richiedere che su di esso si sprechino altre parole. Ma se il Potere – come le istituzioni in cui si incarna – “parla molti dialetti”, oggetto della storia è l'analisi dello “scontro” fra di essi. La costruzione dello spazio fisico è certo il luogo di una “battaglia”: una corretta analisi urbana lo dimostra ampiamente. Che tale battaglia non sia totalizzante, che essa lasci dei margini, dei resti, dei residui, è anch'esso un fatto inoppugnabile. Ecco allora che si appre un vasto campo di indagine: indagine sui limiti dei linguaggi, sui confini delle tecniche, sulle soglie “che danno spessore”. La soglia, il confine, il limite “definiscono”: è nella natura di tale definizione che l'oggetto così circoscritto diventi inmediatamente evanescente. Si dà possibilità di costruire la storia di un linguaggio formale solo distruggendo, passo dopo passo, la linearità di quella storia e la sua autonomia: rimarranno delle tracce, segni fluttuanti, spaccature non cicatrizzate."


MANFREDO TAFURI 'Il “progetto” storico' (1977)


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